Die Sequenz
Per una successione è rilevante l'ordine in cui gli oggetti si trovano e uno stesso oggetto può comparire più volte
spostamenti

Rami levigati alle estremità e ingrigiti dall’acqua. Gusci di cozza, tanti. Sulla sabbia gialla che il vento ha reso compatta, le orme di un grosso cane. Un alano forse, passato col suo padrone giorni fa. E allora penso chissà per quanto tempo resteranno visibili le nostre. Che le più profonde sono anche le più vicine al mare.

Spostamenti

La porta a vetri del bar è socchiusa. Ed è una cosa che proprio non sopporto. Entrando non sai mai se chiuderla che se l’hanno lasciata così forse c’è un motivo, solo che tu non lo conosci. Allora aspetti che da un momento all’altro qualcuno ti urli chiuda per favore. E magari nemmeno succede. Però è servito a sentirti in colpa quel tanto che basta da farti strisciare come se stessi entrando in chiesa.

Il barista asciuga pezzi di qualcosa. Un miscelatore, forse. Di quelli che rimestano  granite dai colori assurdi, per intenderci.  Indossa i pantaloni di una tuta. Lo tradisce lo specchio alle spalle. Mai nessuno glielo ha detto, mi sa. Che il bancone lo protegge solo da quelli meno attenti.

Mi guarda che lo guardo. Fa un cenno con la testa, insomma alza un poco il mento come a dire beh che c’è.  Un succo d’ananas, dico. Che non è quello che voglio ma io adesso penso solo alle sue orecchie che sono enormi.

Una volta m’hanno detto che quelli con le orecchie grandi vivono più a lungo. E allora mi ricordo di ieri. Di me che ti accarezzo i capelli, le tempie e le piccole orecchie. Non ho più sete. Cosa pago, dico, che devo andare via.

Spostamenti

Ho sbagliato qualcosa. Avrei dovuto prima rivestirmi. Senza vestiti nessuna spiegazione regge. Non puoi convincere nessuno se sei nuda. La gente non ci è abituata, è una cosa che spaventa. Ed è talmente spaventosa che non può accettarla. Una donna nuda non è una donna nuda. Una donna nuda per strada è per forza qualcosa d’altro. Una vittima, una martire o una pazza probabilmente. Devo muovermi da qui. Non voglio spogliarmi oltre la mia pelle. Ora cammino. Perché io so camminare.

Spostamenti

Prendo la bici. La guardo a lungo e bene e le dico tu, tu non mi tradire. Non mi risponde. Non subito, almeno. E’ sul marciapiede del lungomare che tra i raggi sussurra qualcosa. Ti rompo il culo dice, e, fidati che ci divertiamo.

Spostamenti

Guido un’auto che non è mia, in una città che non conosco. Alla mia sinistra il ponte del mare che nella notte è un circuito contorto di luci blu e rosse. Immagino quella tavola anatomica dove c’è disegnato il flusso di sangue in blu e, specchiato, quello in rosso. Ossigeno e anidride carbonica, in uno scambio continuo tra purezza e tossicità. E’ la vita. La mia, la tua, la sua. 

Spostamenti #reloaded

Ci sono giorni in cui ho l’impressione di comprendere tutto. E’ uno stato al limite della paranoia in cui si alternano certezza e dubbio in misura assolutamente equilibrata. Altri giorni sono completamente ottusa. E mi dico che dovrei esserne felice perché è questa la normalità. 

La normalità mi ha portata al molo. Di giorno da qui partono i traghetti per l’isola. Una volta l’ho raggiunta a nuoto ma era una gara. C’era gente che applaudiva, le barche, i fotografi e le bandierine di carta tra i lampioni spenti. Mentre nuotavo continuavo a sentire la presenza di tutto quello che lasciavo alle mie spalle, come se allontanarsi fosse anche un po’ restare. Ad ogni tre bracciate inspiravo aria, iodio e suoni. Mi entravano nei polmoni e si mischiavano al sangue che sentivo circolare e dire in linguaggio morse non sei sola. E’ tutto così diverso ora. Sento solo odore di grasso per motori e di urina asciutta e stratificata. Slaccio i sandali, mi libero dei vestiti in fretta. Ho solo voglia di nuotare, di immergermi in questa polpa di carne liquida. Sento la tagliente linea di confine sotto le dita dei piedi. Le fletto verso il basso e con la stessa forza che impiegherei per un ultimo abbraccio, mi tuffo. 

Non ho mai avuto paura di affogare. Da bambina aspettavo le mareggiate per tuffarmi tra le onde gonfie di minacce. Scegliere il momento in cui farlo era un atto di fiducia. La sfida non era contemplata. Riemergevo ubriaca. Allora possedevo la vita e ne ero posseduta. I capelli catturavano brandelli di alga scura e aderivano al viso a ciocche. 

Il mio corpo si sposta da uno stato ad un altro. L’aria scivola sulla pelle. Appena contatto l’acqua, lei mi schiaffeggia e poi mi accoglie tiepida. Vado a fondo, di testa nel nero uterino. Poi risalgo, spingendomi verso il grigio della notte. Comincio a bracciare. Potrei nuotare all’infinito e invece mi fermo. 

spostamenti

Compensazione, spostamento. Due parole che mi ticchéttano nella testa. Una per volta, mai insieme, come i miei tacchi su questi scalini. Basterebbe un salto quindi. Un piccolo volo a piedi uniti per ridurre lo spazio tra me e quel portone. Una piccola decisione che mi regalerebbe il silenzio tra le tempie. Compensazione, spostamento, bilanciamento, movimento, riequilibrio, moto, risarcimento, rimozione, pagamento, trasferimento, estinzione, dislocamento. Tictactictactictactictactictactictactictactictactictactictac.

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