Die Sequenz
Per una successione è rilevante l'ordine in cui gli oggetti si trovano e uno stesso oggetto può comparire più volte
Una volta o l’altra avrei capito che quasi niente è come sembra mentre vai via.
Non riuscivo a mollare la presa: la maniglia di ottone s’era fusa in una con la mia mano e il mio sguardo era così avido da non potersi soffermare neanche sul più piccolo particolare. Bisognava chiudere la porta, finalmente girare la chiave nella toppa.
Una volta o l’altra sarei tornata. Là dove credevo d’esserci per l’ultima, l’ultima volta.
Sono le cinque. Sono già truccata, rossetto leggero sulle labbra, eyeliner e ombretto chiaro sugli occhi. In viaggio devo potermi toccare senza temere di sciogliere tutto. Tra una lettura e l’altra devo poter abbassare la testa e coprire il viso se ho voglia di buio. Come adesso che ho voglia di non vedere quello che lascio. L’asciugamano umido a terra, gli slip che sembrano sporchi di latte. Tutta roba mia che con le mani sugli occhi non esiste più. (spostamenti)

Ho scoperto che mi piacciono anche i viaggi brevi. Quelli che in un’ora e qualcosa sei in un’altra regione e volendo puoi anche tornare a casa in giornata. Che un’ora e qualcosa non è nemmeno il tempo che impieghi di solito per arrivare dal dentista perché tra te e il suo studio c’è la zona a traffico limitato. 
I viaggi brevi sono anche divertenti. Ti siedi e cominci a guardare chi hai di fronte. Il più delle volte si comincia a parlare perché le ginocchia urtano di continuo. E allora le poltrone sono scomode e tutto è troppo stretto e per quel che costa tutti questi difetti sono imperdonabili, che prima lo spazio c’era e non si capisce perché si debbano sempre cambiare le cose in peggio. E’ a questo punto che qualcuno dice tu che lavoro fai. Io non lo dico mai per prima che se è un lavoro che mi piace e ne so abbastanza da inventare per mezz’ora allora dico anch’io. L’altro giorno, ad esempio, sono diventata estetista. 

I cavi della trazione elettrica sembrano corde saltate da bambini invisibili. Si rincorrono, si alternano senza mai toccarsi e il cielo è blu e le nuvole ferme. E questo treno non so più dove porta. E’ come il film di Malick che scorre al contrario e nessuno se ne accorge. Tranne me, che ancora aspetto il primo tempo. 

Quando sono nella tua cucina e mi viene voglia di fumare apro il balcone.
E chiudo la porta che è sempre aperta, bloccata da un tozzetto di marmo bianco.
Lo sposto appena col piede e lei si muove da sola che sembra quasi mi stia seguendo.                                                                                                     Poi mi metto a sedere sul davanzale che forse è in pietra antica, e dico forse perché non ricordo. Certo che è scuro e se non è pietra, beh, è un bel cemento.         

Quando sono seduta sul davanzale del balcone nella tua cucina e fumo una sigaretta, guardo fuori. E sbuffo tutto il fumo verso la casa arancione o verso il canale che è sempre verde anche se piove.

spostamenti

Di Lunedì si comincia. A far cosa? Qualsiasi cosa, puoi iniziare a fare qualsiasi cosa di Lunedì. E smettere che è ancora mezzogiorno o arrivare contento alla mezzanotte pensando di aver trovato un punto di svolta nella tua vita. A me così succede. Quasi per convenzione comincio tutto di Lunedì. Non anticipo mai le mie intenzioni, che so, il giorno prima. No, aspetto di svegliarmi già completamente invasata dal pensiero di iniziare. Di Lunedì non prendo l’ascensore. Ogni Lunedì affronto le scale come se fosse per l’ultima volta. E comincio scendendo piano. 

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