Die Sequenz
Per una successione è rilevante l'ordine in cui gli oggetti si trovano e uno stesso oggetto può comparire più volte
Lettere dal carcere - A. Gramsci

[…] La rosa ha preso una terribile insolazione: tutte le foglie e le parti più tenere sono bruciate e carbonizzate; ha un aspetto desolato e triste, ma caccia fuori nuovamente le gemme. Non è morta, almeno finora. La catastrofe solare era inevitabile, perché potei coprirla solo con della carta, che il vento portava via; sarebbe stato necessario avere un bel mazzo di paglia, che è cattiva conduttrice del calore e nello stesso tempo ripara dai raggi diretti. In ogni modo la prognosi è favorevole, a eccezione di complicazioni straordinarie.

nella giornata mondiale della lentezza ci si può fare un bel piatto di escargots?
non aspettare perché mi stai aspettando, aspetta perché sto arrivando
… e poi ci sono quelle che sanno di ferro. Ti lasciano in bocca un sapore dolciastro, come di ruggine. Che è quasi lo stesso di quando prendi la metro, capisci? E’ sangue, credo. Si, mi sa che è sangue. Ci sono donne che danno il sangue quando ti amano.
Questa foto… è eccitante osservare il modo in cui guardi. E mi rende felice. E’ scoprire nuova bellezza al mondo. Perché tu sei bello, capisci?
Una mattina, mentre fuori ghiacciava, in silenzio e senza avvertimento il tempo le sfuggì. Se non fosse stato che era piena di quello che comunemente chiamano buon senso, avrebbe pensato ad un tradimento mirato, a qualcosa di personale. Perché si sa, quando ha un’idea per la testa, nemmeno l’universo dovrebbe interferire.
dove osano le papere

- Lo sai che se dici ciao poi me ne vado subito. Non resto mica qui a guardarti andar via.

- Non ti avrei mai chiesto di farlo.

- Allora non scherzare.

- Non è così che funziona cioè… è così che funziona: più ti proteggi dalle cose vere e più te ne viene voglia. Allora resta, dico, che se dopo farà male vuol dire che fa già male adesso.

Chi tace spaventa, diceva Alda. Ma chi tace sapendo di spaventare ha un animo corrotto, dico io.
Alla fine una cosa l’ho imparata. Per quanto mi sembri incredibile, esiste gente avida di vita ma che è indifferente alle persone.
DUE

[…]Per qualcuno vivere è un’arte. Io non sono d’accordo. E’ come dire che puoi improvvisare perché conosci bene ogni canone che vai a stravolgere. Nella vita non può essere così. E se lo è, non mi piace. Vero è che il risultato di queste improvvisazioni non sarà mai lo stesso ma, considerato che ci si abitua a tutto, si rischia di generalizzare e di togliere identità alle cose. Se un giorno mi svegliassi con la convinzione che non può succedere nulla di nuovo, dovrei solo ammazzarmi. Uccidere, invece, è stato propellente. Sono certa che ripetermi non mi porterebbe ad ottenere lo stesso risultato. Sono stata male, come mai mi era capitato prima. E senza volerlo credo di aver trascinato altri con me in questo vorticoso stato di malessere. E se pure mi scusassi non cambierebbe nulla della mia storia, né della loro. Il mio destino era di diventare un’assassina e il loro di incontrarne una. Qualsiasi mia dichiarazione di responsabilità ci distrarrebbe dall’unico fatto che per me è reale, e cioè che niente è fermo o uguale ad altro e che incontrarsi -in un corpo a corpo tra menti in cerca di corrispondenze o collisioni- è una delle prime cause di cambiamento.

Cambiare non può essere una mia preoccupazione. Deve esserlo invece il continuo tentativo di essere coerente che - in un moto di ricerca che è circolare e destinato per questo a passare sempre per il suo punto di partenza- è una delle prime cause di immobilità.

Partecipo a quello che mi ricordo, io sono sequenze.

Anedda ( via martamara.tumblr.com)

grazie.

Spostamenti #reloaded

Ci sono giorni in cui ho l’impressione di comprendere tutto. E’ uno stato al limite della paranoia in cui si alternano certezza e dubbio in misura assolutamente equilibrata. Altri giorni sono completamente ottusa. E mi dico che dovrei esserne felice perché è questa la normalità. 

La normalità mi ha portata al molo. Di giorno da qui partono i traghetti per l’isola. Una volta l’ho raggiunta a nuoto ma era una gara. C’era gente che applaudiva, le barche, i fotografi e le bandierine di carta tra i lampioni spenti. Mentre nuotavo continuavo a sentire la presenza di tutto quello che lasciavo alle mie spalle, come se allontanarsi fosse anche un po’ restare. Ad ogni tre bracciate inspiravo aria, iodio e suoni. Mi entravano nei polmoni e si mischiavano al sangue che sentivo circolare e dire in linguaggio morse non sei sola. E’ tutto così diverso ora. Sento solo odore di grasso per motori e di urina asciutta e stratificata. Slaccio i sandali, mi libero dei vestiti in fretta. Ho solo voglia di nuotare, di immergermi in questa polpa di carne liquida. Sento la tagliente linea di confine sotto le dita dei piedi. Le fletto verso il basso e con la stessa forza che impiegherei per un ultimo abbraccio, mi tuffo. 

Non ho mai avuto paura di affogare. Da bambina aspettavo le mareggiate per tuffarmi tra le onde gonfie di minacce. Scegliere il momento in cui farlo era un atto di fiducia. La sfida non era contemplata. Riemergevo ubriaca. Allora possedevo la vita e ne ero posseduta. I capelli catturavano brandelli di alga scura e aderivano al viso a ciocche. 

Il mio corpo si sposta da uno stato ad un altro. L’aria scivola sulla pelle. Appena contatto l’acqua, lei mi schiaffeggia e poi mi accoglie tiepida. Vado a fondo, di testa nel nero uterino. Poi risalgo, spingendomi verso il grigio della notte. Comincio a bracciare. Potrei nuotare all’infinito e invece mi fermo. 

spostamenti

Compensazione, spostamento. Due parole che mi ticchéttano nella testa. Una per volta, mai insieme, come i miei tacchi su questi scalini. Basterebbe un salto quindi. Un piccolo volo a piedi uniti per ridurre lo spazio tra me e quel portone. Una piccola decisione che mi regalerebbe il silenzio tra le tempie. Compensazione, spostamento, bilanciamento, movimento, riequilibrio, moto, risarcimento, rimozione, pagamento, trasferimento, estinzione, dislocamento. Tictactictactictactictactictactictactictactictactictactictac.

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